Chi ci segue da un po’ sa che il nostro viaggio nelle Filippine non è stato esattamente una passeggiata di salute. Tra intossicazioni alimentari che ci hanno messo KO e tifoni che ci hanno sfiorato, diciamo che la fortuna non era proprio dalla nostra parte.
Bene, se vi state chiedendo “Ma quando è iniziato tutto?”, la risposta è in questo Reel. Ecco a voi l’inizio ufficiale delle nostre disavventure: la “stazione” dei bus di El Nido.
Benvenuti alla stazione (se così si può chiamare)
Dimenticate i terminal moderni o le sale d’attesa. La stazione era un piazzale totalmente fatiscente che sembrava un set cinematografico abbandonato. Il video inizia con me che provo coraggiosamente ad andare in bagno: il water? Una tazza ricoperta da un sacchetto di plastica. Intorno a noi: galline che girano libere, ossa a terra (di cosa? meglio non indagare), una “biglietteria” che non è altro che un banchetto di legno e un odore… indimenticabile.
La gestione creativa degli orari
Qui abbiamo imparato la prima regola di Palawan. Il giorno prima ci avevano assicurato: “Il bus parte alle 13:00”. Il giorno stesso, la realtà si è piegata alla fantasia:
Ore 13:00: “Parte alle 13:30”.
Ore 13:30: “Parte alle 14:00”.
Il motivo del ritardo? Scopriamo che a decidere l’orario di partenza è l’autista, che in quel momento si stava riposando beato su una panchina.
Persone? No, meglio la merce!
Il bus era lì, con gente già seduta, ma non si partiva. Perché? Perché stavano scaricando l’impossibile. Nelle Filippine i bus sono i veri corrieri dell’isola: trasportano merci, pacchi e scatoloni prima ancora delle persone.
Il viaggio: Caldo, pelle e mistero
Quando finalmente l’autista si è svegliato, siamo saliti.
Comfort: Zero. Niente aria condizionata, solo finestrini spalancati che facevano entrare un caldo assurdo.
Sedili: Rigorosamente in pelle (immaginate la sensazione con 40 gradi e l’umidità a mille).
Odorino: Pungente.
La cosa assurda? Nessuno ci chiedeva i soldi. Il biglietto costa meno di 1€, ma siamo partiti senza aver pagato e senza biglietto. “Si vedrà dopo”, sembrava essere il motto.
Alla fine, tra uno scossone e l’altro, siamo arrivati a destinazione. È stata un’esperienza super super local, scomoda, assurda, ma che col senno di poi ci fa ridere tantissimo.
💡 Tips per sopravvivere ai trasporti locali:
Flessibilità totale: Se avete coincidenze strette, evitate i bus locali. Qui l’orario è solo un suggerimento.
Spirito di adattamento: Portatevi acqua, un ventaglio e tanta pazienza.
Monete: Tenete pronti gli spiccioli, prima o poi qualcuno passerà a riscuotere (forse).
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